1. Il bureau italiano (linee generali)

L’UCI, Ufficio Centrale Italiano, è l’Ufficio Nazionale di Assicurazione per i veicoli a motore in circolazione internazionale, la cui attività è disciplinata dagli articoli 125 e 126 del d.lgs. 209/2005 (Cod. Ass.).

Ha il compito di emettere i certificati di estensione della copertura assicurativa (cc. dd. «carte verdi») per i veicoli immatricolati in Italia che intendano recarsi in Paesi extracomunitari aderenti al “Sistema della carta verde”, e di stipulare e gestire per conto di un pool di coassicuratori le «polizze-frontiera».

Accanto a tali compiti, l’UCI si occupa principalmente di gestire le problematiche attinenti al risarcimento dei danni causati sul territorio italiano da veicoli immatricolati o registrati in Stati esteri che circolano temporaneamente in Italia, nella Repubblica di San Marino e nella Città del Vaticano.

Tutto questo avviene sulla base di convenzioni stipulate con gli omologhi Uffici Nazionali di Assicurazione (Bureaux) costituiti negli altri Paesi aderenti al sistema della carta verde, governato dal Consiglio dei Bureaux[1].

Vi sono tuttavia delle limitazioni:

– il veicolo estero al momento dell’incidente deve essere munito di targa in corso di validità di un Paese membro dello Spazio economico europeo o di Svizzera, Serbia, Andorra (art. 125 comma 4 e comma 3, lett. b, cod. ass.).

– in caso di veicolo estero immatricolato in un Paese che non fa parte dello Spazio economico europeo, questo deve essere munito di certificato internazionale di assicurazione (carta verde) il cui stato di validità alla data dell’incidente sia stato confermato dall’assicuratore estero o dal Bureau del Paese di origine del veicolo (art. 125 comma 3 lett. c (“carta verde accettata dall’UCI”). I Paesi interessati sono: Albania, Bielorussia, Bosnia e Erzegovina, Iran, Israele, Nord Macedonia, Azerbaijan, Marocco, Moldavia, Montenegro, Russia, Tunisia, Turchia, Ucraina[2].

– in caso il veicolo estero extra-comunitario, questo deve essere munito di polizza temporanea di frontiera (art. 125 comma 3 lett a).

L’UCI pertanto non ha alcuna competenza per sinistri provocati da veicoli muniti di targa italiana anche se apparentemente assicurati con un’impresa estera[3].

2. Il “Sistema della carta verde”

Si tratta di un meccanismo di protezione delle vittime di incidenti stradali automobilistici transnazionali che coinvolge 7 Uffici nazionali di assicurazione (Bureaux carta verde) di 51 Paesi diversi.

Ha come obiettivi:

– la semplificazione dell’attraversamento delle frontiere, evitando la necessità di acquistare una polizza alla frontiera di ciascuno dei Paesi membri, per mezzo della “carta verde”;

– la realizzazione di una procedura di risarcimento dei danni causati da un automobilista estero paragonabile a quella in vigore in caso di danni causati da un connazionale[4].

Tale sistema è imperniato su due elementi fondamentali:

  • la carta verde, documento assicurativo che permette al conducente di un veicolo che si reca in un Paese estero di entrare e circolare in questo Paese, avendo adempiuto agli obblighi previsti dalla legge del Paese visitato per l’assicurazione RCA. La carta verde è rilasciata sotto la responsabilità dell’Ufficio Nazionale di Assicurazione (Bureau) del Paese d’immatricolazione del veicolo;
  • la creazione all’interno di ogni Stato di un Ufficio Nazionale di Assicurazione (Bureau), riconosciuto dal Governo, di cui fanno obbligatoriamente parte tutti gli assicuratori autorizzati ad emettere carte verdi[5].

Se l’automobilista non ha con sé una valida carta verde, deve acquistare alla frontiera del Paese che intende visitare l’apposita polizza temporanea: solo così gli sarà possibile entrare in quel Paese.

3. La polizza di frontiera

La polizza temporanea di frontiera è una polizza di assicurazione a garanzia dei rischi derivanti dalla responsabilità civile automobilistica verso terzi.

Essa può essere rilasciata solo per l’ingresso e la circolazione temporanea in Italia di autoveicoli immatricolati in Paesi esteri non appartenenti allo Spazio Economico Europeo e sprovvisti di carta verde.

Il massimale garantito è quello in vigore alla data del sinistro nel Paese di accadimento dell’incidente.

Tale polizza è emessa dall’UCI (art. 126 comma 2 lett. a cod.ass.) ed è valida anche per la circolazione nei seguenti paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria[6].

Il Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico n. 86 del 2008[7], all’art. 6 indica le seguenti disposizioni:

  • il contratto può essere rilasciato per i soli veicoli in circolazione temporanea sul territorio italiano;
  • la durata non può essere inferiore a quindici giorni né superiore a sei mesi;
  • può essere stipulato con UCI in via esclusiva.

4. L’iter risarcitorio

4.1 La legittimazione passiva dell’UCI

Preliminarmente si osserva che l’UCI, nelle azioni dirette di risarcimento, svolge le funzioni di legittimato passivo (ex art. 126 comma 2 lett. c cod. ass) ed assume, ex lege, la qualità di domiciliatario dell’assicurato, del responsabile civile e della loro impresa di assicurazione (ex art. 126 comma 2 lett. b). In tal modo il danneggiato viene tutelato non solo sotto il profilo sostanziale ma anche sotto quello procedurale, in quanto la sede dell’UCI è istituita quale unico domicilio presso cui notificare l’atto di citazione, che sarà dal medesimo trasmesso ai destinatari. Fra questi, il responsabile civile dovrà sempre essere indicato dall’attore, pena l’improcedibilità dell’azione, essendo litisconsorte necessario. Eventuale sarà invece la chiamata in giudizio dell’assicuratore, atteso il diritto accordato al danneggiato di poter agire direttamente nei confronti dell’UCI[8]

L’UCI non potrà opporre alla vittima le eccezioni fondate sul contratto stipulato dal responsabile con l’assicuratore straniero (art. 144 cod. ass.), e non potrà opporre nemmeno l’inesistenza del contratto.

4.2. Proponibilità dell’azione di risarcimento (in generale)

Il procedimento “standard” per il risarcimento del danno da sinistro stradale è quello regolamentato dall’art. 148 cod. ass. e gestito direttamente dall’assicurazione del danneggiante.

Mentre un tempo esso rappresentava la regola, oggi può essere definito un procedimento residuale che opera nei casi che non rientrano nel campo di applicazione del cd. indennizzo diretto, disciplinato dall’art. 149 cod.ass. e in forza del quale il danneggiato viene risarcito direttamente dalla propria Compagnia di assicurazione e non da quella del danneggiante[9].

Ai sensi dell’art. 145 cod.ass., è necessario ottemperare all’obbligo di preventiva richiesta alla compagnia assicurativa quale condizione di procedibilità per la successiva ed eventuale azione giudiziaria. Tale obbligo è diversamente disciplinato a seconda che si tratti di risarcimento ordinario (ex art. 148) o diretto (ex art. 149)[10].

In particolare si prevede che l’azione per il risarcimento dei danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, può essere proposta solo dopo che siano decorsi sessanta giorni, ovvero novanta in caso di danno alla persona, decorrenti da quello in cui il danneggiato abbia chiesto all’impresa di assicurazione il risarcimento del danno, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento […] avendo osservato le modalità di cui, rispettivamente, agli art. 148 e 149 cod.ass. Non è dunque sufficiente il mero inoltro della richiesta risarcitoria ma questa, per raggiungere il proprio scopo, deve essere predisposta secondo le modalità indicate negli articoli richiamati.

Al riguardo, l’art. 148, comma 5, cod. ass., prevede che nell’ipotesi di messa in mora incompleta l’assicurazione ha la facoltà di richiedere le necessarie integrazioni sospendendo, così, i termini per la proposta di offerta e, indirettamente, per la proponibilità della domanda. L’art 125 bis concede termine ad UCI fino a tre mesi per formulare un’offerta o comunicare i motivi della mancata offerta

Il disposto normativo dell’art. 145 e 148 del D.lgs. n. 209 del 2005 configura una procedura deflattiva del contenzioso, che si basa sulla leale cooperazione tra danneggiato ed assicurazione finalizzata, da parte di quest’ultima, alla formulazione di una congrua offerta. A tal fine, la proponibilità della domanda risarcitoria è legata ad un presupposto formale – la trasmissione di una richiesta contenente gli elementi (indicati nell’art. 148 Codice delle assicurazioni private) sufficienti a permettere all’assicuratore di “accertare le responsabilità, stimare il danno e formulare l’offerta” – e ad un requisito sostanziale, costituito da correttezza e buona fede nella collaborazione tra danneggiato e assicuratore in fase stragiudiziale.

(Trib. Tivoli, sent. 12 agosto 2019)

L’assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli, ove ritardi colposamente il pagamento della somma dovuta a titolo di risarcimento in favore del terzo danneggiato (incorrendo così nell’ipotesi di cd. “mala gestio” impropria), è tenuto alla corresponsione degli interessi sul massimale ed, eventualmente, del maggior danno ex art. 1224, comma 2, c.c. (che può consistere anche nella svalutazione monetaria). Tale responsabilità per “mala gestio” tuttavia può comportare la responsabilità ultramassimale dell’assicuratore solo per gli interessi e per il maggior danno (anche da svalutazione monetaria, per la parte non coperta dagli interessi) ma non per il capitale, rispetto al quale il limite del massimale è insuperabile.

(Cass. civ., sez. III, sent. n. 4892, 14 marzo 2016)

Ai sensi dell’art. 145 comma 1 cod.ass., inoltre, in caso di risarcimento diretto, la lettera raccomandata deve essere inviata per conoscenza all’impresa di assicurazione dell’altro veicolo coinvolto, potendo così la suddetta impresa decidere di intervenire nel giudizio[11].  

La proponibilità dell’azione giudiziaria è, dunque, subordinata alla corretta formulazione della messa in mora nonché al decorso del c.d. spatium deliberandi che, a seguito del recepimento della Quinta Direttiva Auto con d.lgs. 198/2007, è di tre mesi dal ricevimento della messa in mora da parte dell’UCI (art. 125 comma 5 bis cod. ass.). 

4.2.1. Richiesta di risarcimento nei confronti dell’UCI

L’U.C.I. si attiva su richiesta del danneggiato che lamenti dei danni subiti nell’ambito di un sinistro che ha coinvolto un mezzo immatricolato all’estero.

La richiesta di risarcimento deve essere inviata all’UCI con lettera raccomandata a/r o con PEC ed il suo contenuto è identico a quello di una qualsiasi lettera di messa in mora per un sinistro: ciò in base al richiamo, contenuto nell’art. 126 comma 2, all’art. 145 comma 1 che richiama a sua volta l’art.148 cod.ass.

Per i sinistri con solo danni a cose, la richiesta di risarcimento deve recare l’indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e del luogo, dei giorni e delle ore in cui le cose danneggiate sono disponibili, per non meno di cinque giorni non festivi, per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno (art. 148 comma 1 cod.ass.).

Per i sinistri che abbiano causato lesioni personali o il decesso, la richiesta deve contenere l’indicazione del codice fiscale degli aventi diritto al risarcimento e la descrizione delle circostanze nelle quali si è verificato il sinistro ed essere accompagnata, ai fini dell’accertamento e della valutazione del danno da parte dell’impresa, dai dati relativi all’età, all’attività del danneggiato, al suo reddito, all’entità delle lesioni subite, da attestazione medica comprovante l’avvenuta guarigione con o senza postumi permanenti, nonché dalla dichiarazione ai sensi dell’articolo 142, comma 2, o, in caso di decesso, dallo stato di famiglia della vittima (art. 148 comma 2 cod.ass.).

L’art. 148, inoltre, stabilisce termini differenziati a seconda della natura dei danni (danni materiali o lesioni personali o morte) e subordina i termini all’inoltro, da parte dei danneggiati, di richieste di risarcimento munite di elementi utili a consentire all’assicuratore una completa valutazione della situazione in vista della formulazione o meno di offerte di risarcimento.

Una volta ricevuta la richiesta di risarcimento, l’U.C.I.  potrà:

a) gestire in proprio il sinistro;

b) incaricare della trattazione della procedura di liquidazione una Compagnia Assicuratrice italiana incaricata di occuparsi delle questioni risarcitorie relative ai veicoli assicurati dalla corrispondente Compagnia che assicura il mezzo immatricolato all’estero.

La nuova Assicuratrice incaricata seguirà l’iter della pratica verificando in primo luogo se il mezzo straniero risulta assicurato e se la polizza è operativa.

Nel caso in cui il mezzo sia regolarmente coperto procede alla gestione del sinistro secondo lo schema previsto dall’art. 148 cod.ass.

Ex art. 125 comma 5 bis, entro tre mesi dal ricevimento della documentazione, l’UCI deve:

  • formulare al danneggiato un’offerta di risarcimento;
  • comunicare al danneggiato i motivi per i quali ritiene di non formulare nessuna offerta.

Ex art. 148 cod.ass., quando viene formulata l’offerta può accadere che:

  • il danneggiato dichiari di accettare l’offerta: la Compagnia deve procedere al pagamento entro 15 giorni dal momento in cui riceve l’accettazione;
  • il danneggiato dichiari di non accettare l’offerta: la Compagnia deve procedere al pagamento dell’importo previsto nell’offerta medesima entro 15 giorni; la somma viene considerata un anticipo rispetto al risarcimento complessivo;
  • il danneggiato non si pronunci entro 30 giorni dal momento in cui riceve l’offerta: la Compagnia deve procedere al pagamento dell’importo previsto nell’offerta medesima entro 15 giorni; anche in questo caso la somma viene considerata un anticipo rispetto al risarcimento complessivo.

4.3. La fase giudiziale della liquidazione del danno

Decorso il termine di tre mesi per effettuare l’offerta senza che l’UCI abbia comunicato le sue intenzioni, ovvero in caso di negazione offerta o offerta ritenuta insufficiente, il danneggiato può ricorrere al Giudice (sia esso il Giudice di Pace o il Tribunale, a seconda dell’importo del danno).

4.3.1 Previo esperimento della negoziazione assistita

Il D.L n. 132/2014 ha introdotto l’obbligo di tentare, prima di ricorrere al Giudice, di trovare una soluzione amichevole con la Compagnia assicuratrice mediante il procedimento di negoziazione assistita con l’assistenza di un avvocato.

Questo procedimento prevede che la parte che ha subito un danno debba invitare la controparte a tentare la conciliazione, sottoscrivendo una convenzione con la quale le parti stesse concordano nel cooperare in buona fede e lealtà per risolvere la controversia, facendosi assistere ciascuna da uno o più avvocati. La parte che riceve l’invito ha tempo 30 giorni per dare una risposta. Se in questo termine non fornisce un riscontro oppure offre una risposta negativa, è possibile ricorrere al Giudice.

Se invece le parti sottoscrivono la convenzione la procedura deve chiudersi (positivamente o meno) in un termine determinato dalla legge.

4.3.2. La fase introduttiva del giudizio

  • Termini di proponibilità dell’azione: è necessario attendere il decorso dello spatium deliberandi di tre mesi dalla ricezione della richiesta di risarcimento (art. 125 comma 5 bis cod.ass.).
  • Termini a comparire: ai sensi dell’art. 126 comma 3 cod.ass. ai fini della proposizione dell’azione diretta di risarcimento nei confronti dell’UCI, i termini di cui all’articolo 163-bis, primo comma, e 318, secondo comma, del codice di procedura civile sono aumentati del doppio, risultando perciò stabiliti in centottanta giorni per il giudizio di fronte al tribunale e in novanta giorni per il giudizio di fronte al giudice di pace.
  • Chi citare: l’art. 144 comma 3 sancisce che è litisconsorte necessario, oltre all’impresa di assicurazione (in questo caso l’UCI – il 3° comma dell’articolo 126, dice espressamente che l’UCI è legittimato a stare in giudizio in nome e per conto delle imprese estere), il responsabile del danno, che per giurisprudenza notoria è il proprietario del veicolo.
  • Dove citare: ai sensi dell’art. 126 comma 2 lett. b) l’UCI assume la qualità di domiciliatario dell’assicurato, del responsabile civile e della loro assicurazione; ne consegue che per quanto riguarda il proprietario andrà citato presso l’UCI. con sede in Milano, corso Sempione 39.

4.3.3. Cumulabilità dell’azione diretta e quella di cui all’art. 2054 codice civile

Sovente avviene che il danneggiato chieda all’organo Giudicante la condanna al risarcimento del danno, oltre che del bureau nazionale, anche del convenuto straniero con il vincolo della solidarietà.

La prima questione sollecitata da tale ipotesi è quella relativa alla possibilità, da parte del danneggiato a seguito di un sinistro stradale, di cumulare in un unico giudizio l’azione diretta di cui all’art. 144 cod. ass. contro l’assicuratore del responsabile civile, e l’azione di risarcimento danni da responsabilità da circolazione dei veicoli (art. 2054 c.c.) contro i danneggianti (o il danneggiante, se conducente e proprietario coincidono).

Il tema è stato affrontato in varie pronunce della Suprema Corte di Cassazione, nelle quali i giudici di legittimità, partendo dalla premessa secondo cui l’introduzione, ad opera della L. 990 del 1969 (art. 18), dello strumento processuale dell’azione diretta contro l’assicuratore del responsabile del danno non ha escluso l’esperibilità dell’azione per responsabilità ex art. 2054 c.c. contro i danneggianti, hanno precisato che il danneggiato ha anche la possibilità di agire cumulativamente, in un unico giudizio, contro i danneggianti (ex art. 2054 c.c.) e contro l’assicuratore del veicolo (ex art. 18 L. n. 990/1969, oggi art. 144 D.lgs. 209/2005), i quali sono tenuti in solido al risarcimento del danno, stante la “eadem causa obligandi” a fondamento dei diversi titoli di responsabilità (cfr. Cass., 11 giugno 2008 n.15462; in senso conforme: Cass., 12 febbraio 1998, n. 1471; Cass., 9 aprile 2001 n. 5262).

La Cassazione ha spiegato, infatti, che l’esperibilità congiunta delle due azioni, è resa possibile dal vincolo di solidarietà che lega, in caso di sinistro stradale, i danneggianti alla compagnia assicurativa del veicolo. Si tratta di una solidarietà “atipica” poiché in capo a tali soggetti sorgono obbligazioni distinte, pur nascenti dal medesimo fatto dannoso: in capo ai danneggianti sorge una responsabilità

da illecito ex art. 2054 c.c., avente carattere illimitato; in capo all’assicuratore sorge una responsabilità indennitaria ex lege (basata sull’art. 144 cod.ass.) che incontra il limite del massimale di polizza.

L’utilità di tale cumulo di azioni si coglie nel caso in cui l’ammontare dei danni patiti superi la somma massima per cui il proprietario del veicolo si è assicurato. In tal caso, infatti, il danneggiato può ottenere l’eccedenza soltanto dai danneggianti e non dalla compagnia assicurativa del veicolo, la quale risponde solo nei limiti del massimale di polizza.

Sul punto, i giudici di legittimità hanno avuto modo di precisare che il danneggiato, qualora agisca esclusivamente nei confronti dell’assicuratore e i danni vengano quantificati in misura eccedente il massimale di polizza, non può agire in executivis per l’intero nei confronti della compagnia assicurativa, in ragione del fatto che il diverso titolo (rispetto a quello da cui discende l’obbligo dei danneggianti) in forza del quale l’assicuratore è obbligato ad indennizzare il danneggiato, ossia la disposizione normativa di cui all’art. 144 cod. ass., contiene tale obbligo nei limiti delle somme per le quali è stata stipulata l’assicurazione (cfr. Cass., 7 ottobre 2008, n. 24752).

Tramite l’esperimento cumulativo delle due azioni, diretta ed aquiliana, il danneggiato ha la possibilità di ottenere, con un unico giudizio:

  • una condanna solidale di tutti i convenuti per le somme liquidate entro i limiti del massimale;
  • un capo di condanna dei soli danneggianti al pagamento della differenza tra il massimale e la maggior somma liquidata.

In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile auto, qualora il danneggiato, esercitando l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore, evochi in giudizio quest’ultimo ed il responsabile assicurato, e, chiedendo un risarcimento eccedente i limiti del massimale di assicurazione, proponga, oltre alla domanda nei confronti dell’assicuratore, anche domanda contro l’assicurato, le domande medesime si trovano in rapporto di connessione e reciproca dipendenza, trovando presupposti comuni nell’accertamento della responsabilità risarcitoria dell’assicurato e dell’entità del danno risarcibile, con la conseguenza che l’impugnazione della sentenza per un capo attinente a detti presupposti comuni, da qualunque parte ed in confronto di qualunque parte proposta, impedisce il passaggio in giudicato dell’intera pronuncia con riguardo a tutte le parti (Cass. civ. Sez. Unite, Sent. 05/05/2006, n. 10311).

La seconda questione che viene in rilievo in caso di cumulo concerne le modalità di notifica dell’atto di citazione.

In tali situazioni, l’azione diretta del danneggiato contro la compagnia assicurativa del responsabile del sinistro va proposta nei confronti dell’Ufficio Centrale Italiano, ai sensi dell’art. 126, comma 2, lett. c) cod. ass., norma che prevede la legittimazione dell’U.C.I. “a stare in giudizio, (…), in nome e per conto delle imprese aderenti, nelle azioni di risarcimento che i danneggiati dalla circolazione in Italia di veicoli a motore e natanti immatricolati o registrati all’estero possono esercitare direttamente nei suoi confronti secondo quanto previsto agli articoli 145, comma 1, 146 e 147. Si applicano anche nei confronti dell’Ufficio centrale italiano le disposizioni che regolano l’azione diretta contro l’impresa di assicurazione del responsabile civile secondo quanto previsto dall’articolo 144”.

In virtù di tale ultimo richiamo, dunque, anche nel giudizio promosso contro l’UCI dovrà essere evocato, in qualità di litisconsorte necessario, il proprietario del veicolo danneggiante. Dal momento che ai sensi dell’art. 126, comma 2 lett. b) cod. ass., l’U.C.I. “assume (…), ai fini del risarcimento dei danni cagionati dalla circolazione in Italia dei veicoli a motore e natanti, la qualità di domiciliatario

dell’assicurato, del responsabile civile e della loro impresa di assicurazione”, ne consegue che per citare in giudizio il proprietario del veicolo straniero sarà necessario notificargli l’atto di citazione presso l’Ufficio Centrale Italiano.

Con riguardo al cumulo delle azioni, è consolidato l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui “i responsabili stranieri di un sinistro stradale, causato in Italia da un veicolo con targa estera, sono domiciliati ex lege presso l’Ufficio Centrale italiano (UCI) solo ai fini della loro citazione in giudizio quali litisconsorti necessari rispetto alla domanda proposta contro detto Ufficio. Ove, invece, la vittima intenda formulare domanda di condanna anche nei loro confronti ex art. 2054 cod. civ., essa ha l’onere di notificare loro la citazione presso le rispettive residenze nelle forme di cui all’art. 142 c.p.c.” (Cass., 22 novembre 2016, n. 23716; Cass., 31 marzo 2007, n. 8080; Cass.,12 gennaio 1999, n. 259).

La Corte di Cassazione in tali pronunce ha chiarito che nel caso in cui il danneggiato eserciti cumulativamente le due azioni (diretta e aquiliana) ma notifichi l’atto di citazione soltanto presso l’UCI, omettendo la notifica ex art. 142 c.p.c. al danneggiante straniero, il giudice adito non può decidere la causa avente ad oggetto l’azione di responsabilità aquiliana contro il danneggiante. Tuttavia, poiché le due cause esperite cumulativamente sono scindibili, il giudice, previa declaratoria della inesistenza della notificazione al danneggiante, può decidere la causa promossa contro l’UCI, a condizione che sia stato integrato il contraddittorio nei confronti del proprietario del veicolo, litisconsorte necessario nell’azione diretta ex art. 144 cod. ass, nelle modalità sopra viste. I giudici di legittimità hanno precisato anche che, nel caso in cui il giudice non dovesse rilevare la inesistenza della notifica dell’atto di citazione ex art. 142 c.p.c. e dovesse decidere entrambe le cause, nell’eventuale grado d’appello, il giudice del gravame dovrebbe dichiarare la nullità della sentenza di primo grado, limitatamente alla parte che ha deciso la domanda promossa contro il danneggiante straniero, e decidere l’altra causa (avente ad oggetto l’azione diretta contro l’UCI).

4.3.4. Risarcimento del terzo trasportato

Ai sensi dell’art. 141 cod.ass il terzo trasportato ha diritto a rivalersi, in caso di lesioni, sull’assicurazione dell’auto che lo trasportava al momento del sinistro, a prescindere dall’accertamento di responsabilità del conducente coinvolto.

La Cassazione ha in primo luogo chiarito che la ratio dell’introduzione dell’esperibilità dell’azione diretta nell’art. 141 cod. ass., sia quella di tutelare il terzo nonché sollevarlo dall’onere di dimostrare la responsabilità dell’uno piuttosto che dell’altro conducente. L’art. 141, non stabilirebbe peraltro un onere dell’assicuratore del vettore a risarcire i trasportati pure nel caso in cui il suo assicurato non è responsabile, bensì soltanto lo delegherebbe a risarcire per conto dell’assicuratore del responsabile civile, nei cui confronti potrebbe rivalersi dopo il pagamento. Non sussisterebbe alcuna responsabilità oggettiva, e infatti l’art. 141, non è applicabile in ipotesi di caso fortuito. Nell’art. 141, si rinverrebbe, invece, una delegazione di pagamento: e infatti l’assicuratore del responsabile civile potrebbe non solo intervenire nel giudizio, ma altresì, previo riconoscimento della responsabilità del suo assicurato, far estromettere l’assicuratore del vettore; e l’intervento con tale riconoscimento della responsabilità del suo assicurato libererebbe da ogni onere l’assicuratore del vettore[12].

L’art. 122, comma 2, cod.ass. prevede che l’assicurazione obbligatoria debba comprendere anche la copertura dei danni alla persona causati ai trasportati, e tale copertura sussiste quale che sia il titolo di responsabilità nel rapporto fra trasportato e proprietario o conducente del veicolo (sulla nozione di trasportato e sulla prova della qualità di trasportato v. Cass. n. 10410 del 2016).

Sulla base di ciò, e stante il procedimento ex art. 148 cod.ass., il terzo trasportato può agire legittimamente contro l’assicurazione del veicolo su cui viaggiava, dovendo solo provare il danno verificatosi nei suoi confronti durante il trasporto e, quindi, il fatto storico del trasporto.

Al contrario, non sarà dovuta la prova riguardo alle modalità dell’incidente al fine di individuare la responsabilità dei rispettivi conducenti, trattandosi di accertamento irrilevante ai fini di cui dell’art. 141 cod.ass. (cfr. in tal senso Cass. Civile, sez. III, sent. 30.07.2015, n. 16181; Cons. Stato Sez. VI, 22/10/2018, n. 6018; Tribunale Palermo Sez. III, 03/02/2017).

Si segnala la recente ordinanza della Cassazione secondo cui in tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli, il terzo trasportato ha diritto al risarcimento del danno alla persona da parte dell’assicuratore se prova di averne ignorato senza colpa la illegale circolazione, essendo la mancata conoscenza dell’illegalità un fatto costitutivo della pretesa (Cass. civ. Sez. III Ord., 09/05/2019, n. 12231).

Pertanto il terzo trasportato danneggiato ha oggi nel nostro ordinamento una gamma di opzioni che possono essere scelte liberamente in ragione delle sue necessità ed esigenze. Se il terzo trasportato vuole citare in giudizio il solo responsabile civile può azionare lo strumento generale dell’art. 2054 c.c.; se invece, unitamente a questo, ha intenzione di coinvolgere anche la compagnia di assicurazione, ha a disposizione l’azione diretta ex art. 144 cod.ass.; mentre se ha interesse ad avere un risarcimento più celere senza accertamento delle colpe dei conducenti può invocare l’art. 141 cod.ass. In definitiva il D.lgs. n. 209/2005, lungi dall’ indebolire la posizione del danneggiato e dal precludergli la possibilità di avere come legittimato passivo anche il responsabile civile, concede al terzo trasportato, nel quadro generale delle azioni esperibili, solo una ulteriore opzione per tutelare la propria posizione, la quale, però, se azionata, preclude la possibilità di citare nel relativo procedimento il responsabile civile (Trib. Roma, Sez. XII, sent., 30 marzo 2010).

5. Questioni processuali rilevanti ed eccezioni sollevabili nei giudizi contro l’UCI.

5.1. La liquidazione del danno materiale, contrasti continui in giurisprudenza con riferimento al c.d. fermo tecnico, alla liquidazione dell’Iva sul preventivo e alla liquidazione del valore ante-sinistro del veicolo in caso di riparazione anti-economiche.

Il danno da fermo tecnico

Con riguardo al danno materiale si rileva, in primo luogo, la sussistenza di due filoni giurisprudenziali contrastanti circa la risarcibilità del cd. danno da fermo tecnico e la sua liquidabilità in via equitativa.

Un primo filone interpretativo nega che tale voce di danno possa essere liquidata in via equitativa dal Giudice:

  • In caso di sinistro stradale, il cosiddetto danno da fermo tecnico non è presunto. Infatti, nel nostro ordinamento, non trovano ingresso i danni in re ipsa, giacché il danno non coincide con l’evento dannoso, ma individua le conseguenze da esso prodotte; inoltre, ammettere il risarcimento del danno per la mera lesione dell’interesse giuridicamente protetto significherebbe utilizzare la responsabilità civile in funzione sanzionatoria, al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Grava sul danneggiato l’onere di allegare e dimostrare il pregiudizio subito. Pertanto, la prova del danno non può desumersi dalla mera circostanza dell’impossibilità di fruire del veicolo, né dal pagamento della tassa di circolazione (che prescinde dall’uso del mezzo) e delle spese assicurative (che possono essere sospese); infine, il deprezzamento del bene non è in nesso di relazione causale con il fermo tecnico, ma con la necessità di procedere alla riparazione del veicolo.

             (Cass. civ., Sez. III Ord., 4 aprile 2019, n. 9348)

  • Il danno da fermo tecnico di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale non può considerarsi in re ipsa, quale conseguenza automatica dell’incidente e dell’indisponibilità del mezzo, ma dev’essere allegato e dimostrato in ragione dell’effettiva perdita patita da chi invoca il risarcimento.

            (Tribunale Milano Sez. X Sent., 25/07/2019)

  • Il danno derivante dall’indisponibilità di un autoveicolo durante il tempo necessario per la riparazione, deve essere allegato e dimostrato da colui che ne invoca il risarcimento. Questi deve, dunque, provare la perdita subita dal suo patrimonio in conseguenza della spesa sostenuta per procacciarsi un mezzo sostitutivo (danno emergente), oppure il mancato guadagno derivante dalla rinuncia forzata ai proventi che avrebbe conseguito con l’uso del veicolo (lucro cessante).

(Cass. civ. Sez. III, 31-05-2017, n. 13718)

Un secondo ed antitetico filone interpretativo ritiene invece ammissibile la liquidazione di tale danno in via equitativa:

  • Con riferimento al cosiddetto danno da fermo tecnico subito dal proprietario dell’autovettura danneggiata a causa della impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione, è possibile la liquidazione equitativa di detto tipo di danno.

             (Tribunale Catania Sez. V Sent., 21/11/2018)

  • Il c.d. danno da “fermo tecnico”, patito dal proprietario di un autoveicolo a causa della impossibilità di utilizzarlo durante il tempo necessario alla sua riparazione, può essere liquidato anche in assenza d’una prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato. L’autoveicolo, infatti, anche durante la sosta forzata è una fonte di spesa per il proprietario (tenuto a sostenere gli oneri per la tassa di circolazione e il premio di assicurazione), ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore.

            (Cass. civ. Sez. VI – 3 Ord., 04/10/2013, n. 22687)

Liquidazione dell’Iva sul preventivo

La Giurisprudenza più recente sembra concordare in relazione alla risarcibilità dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA) a fronte della produzione in giudizio di un semplice preventivo di spesa:

  • In materia di risarcimento danni da sinistro stradale, il ristoro del danno patrimoniale si estende agli oneri accessori e conseguenziali se esso è liquidato in base alle spese da affrontare per riparare un veicolo. Il risarcimento, pertanto, comprende anche l’IVA, pur se la riparazione non è ancora avvenuta, giacché l’autoriparatore è tenuto ad addebitarla, a titolo di rivalsa, al committente. (Tribunale Palermo Sez. V Sent., 08/05/2018)

Nello stesso senso anche Cass. civ. Sez. III, 10/06/2013, n. 14535, Cass. civ. Sez. III Sent., 04/04/2013, n. 8199, Cass. civ. Sez. III, 27/01/2010, n. 1688.

Solo qualche sentenza del Giudice di pace sembra, invece, escludere la risarcibilità dell’Iva in difetto di una rigorosa prova dell’effettività dell’esborso:

  • L’Iva va riconosciuta come parte integrante del risarcimento del danno soltanto nel caso di avvenuto esborso dell’importo attraverso l’esibizione di fattura in originale, debitamente quietanzata, e non come ipotetica previsione di spesa, pertanto il semplice preventivo per le spese di riparazione di un’autovettura, non confermato dal suo redattore, non può costituire prova per la sua liquidazione.

            (Giudice di pace Napoli Sez. IV, 10/01/2005)

  • Nella liquidazione del danno derivante da sinistro stradale, il giudice deve tener conto, ai fini del rimborso dell’IVA., della mancanza di prova dell’avvenuta riparazione del veicolo.

           (Giudice di pace Genova, 21/10/2005)

Liquidazione del valore ante-sinistro del veicolo in caso di riparazione anti-economiche.

A fronte di alcune pronunce in senso contrario, un orientamento della giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, in materia di riparazioni antieconomiche, ammette la possibilità, per il giudice di merito, di condannare al risarcimento del danno per equivalente ex art. 2058, comma 2, c.c. nei casi in cui il risarcimento richiesto in forma specifica comporti costi di riparazione superiori al valore del veicolo ante-sinistro:

La domanda di risarcimento del danno subito da un veicolo a seguito di incidente stradale, quando abbia ad oggetto la somma necessaria per effettuare la riparazione dei danni, deve considerarsi come richiesta di risarcimento in forma specifica, con conseguente potere del giudice, ai sensi dell’art. 2058, secondo comma, cod. civ., di non accoglierla e di condannare il danneggiante al risarcimento per equivalente, ossia alla corresponsione di un somma pari alla differenza di valore del bene prima e dopo la lesione, allorquando il costo delle riparazioni superi notevolmente il valore di mercato del veicolo” (Cass. n. 21012/2010)

5.2. Targa Falsa o Carta Verde Falsa/ Scaduta di un veicolo che cagiona un sinistro[13].

Può verificarsi l’ipotesi in cui la targa straniera sia falsa o non pertinente (ad es., perché rubata), come pure il caso di falsificazione della carta verde.

La prima ipotesi (targa falsa o non pertinente) è espressamente disciplinata dall’art. 283, comma 1, lettera (d ter), cod. ass., il quale attribuisce al Fondo di garanzia per le vittime della strada, per il tramite dell’impresa designata, l’obbligo di risarcire i sinistri causati da veicoli immatricolati all’estero, ma circolanti con targa falsa o non pertinente (D.L.vo. 6/11/2007 n 198 art 1 co. 9).

La seconda ipotesi (veicolo circolante con una carta verde falsa, scaduta o non pertinente, ad es., perché rilasciata per un diverso tipo di mezzo) non è espressamente disciplinata dalla legge. Tuttavia l’art. 9, comma 1, del Regolamento Generale del Consiglio dei Bureaux stabilisce che ciascun bureau nazionale è obbligato a risarcire i sinistri causati da veicoli, provenienti da uno degli altri Stati aderenti, che siano in possesso di una carta verde formalmente emessa dal bureau nazionale di provenienza del veicolo, quand’anche tale documento sia «falso, irregolarmente emesso». Tale previsione, sebbene frutto di un accordo tra privati, ha acquisito rilevanza esterna in virtù dell’espresso riconoscimento della Convenzione interbureaux da parte della Commissione europea, onde se ne è tratta la conclusione che la falsità della carta verde non sia opponibile dall’UCI al terzo danneggiato[14], ad eccezione dei casi previsti nel 2° co dell’art 9 in presenza dei quali UCI  può opporre la non risarcibilità al 3° anche in caso di targa o carta verde falsa (“Tuttavia la garanzia del Bureau non è dovuta se una carta verde fa riferimento ad un veicolo che non è regolarmente immatricolato nel proprio paese, a meno che detto Bureau abbia fatto uso della deroga prevista all’articolo 7, paragrafo 3.”).

5.2.1 Circolazione del veicolo contro la volontà del proprietario[15].

Una considerazione a parte merita l’ipotesi in cui il veicolo causa del sinistro non solo sia stato immatricolato all’estero, ma al momento del fatto circolava contro la volontà del proprietario. In tal caso, per stabilire se l’obbligo risarcitorio gravi sull’UCI bisogna avere riguardo alla disciplina sostanziale in tema di assicurazione della r.c.a. per i danni causati da veicoli con targa nazionale: se questa prevede, per l’ipotesi di circolazione contro la volontà del proprietario, la responsabilità

dell’assicuratore privato del veicolo responsabile, nel caso di sinistri causati da veicoli con targa straniera la legittimazione passiva sostanziale spetterà all’UCI. Ove, invece, la legge escluda la responsabilità dell’assicuratore privato per i danni causati da veicoli con targa italiana, resterà altresì esclusa la responsabilità dell’UCI per i danni causati da veicoli con targa straniera circolanti contro la volontà del proprietario, e la vittima dovrà essere risarcita dal Fondo di garanzia per le vittime della strada[16].

Nel nostro ordinamento, per l’ipotesi di circolazione contro la volontà del proprietario la legge detta – secondo l’interpretazione qui accolta dell’art. 122 cod. ass. – una disciplina differenziata:

(a) il danno è risarcito dal Fondo di garanzia per le vittime della strada nell’ipotesi di circolazione prohibente domino derivante da furto o violenza, e solo se il sinistro sia avvenuto dopo la denuncia di sottrazione abusiva del mezzo;

(b) quando, invece, il sinistro è causato da veicoli circolanti invito domino, ovvero sottratti illegittimamente ma senza la commissione di reati, od ancora da veicoli circolanti prohibente domino, ma allorché il danno si verifica prima della denuncia di sottrazione, il danno sarà risarcito dall’assicuratore privato del veicolo.

Pertanto nel caso di sinistri causati da veicoli stranieri circolanti contro la volontà del proprietario, la legittimazione passiva dell’UCI (sostanziale e processuale) sussisterà soltanto nelle ipotesi sub (b).

5.3 Esclusione Legittimazione Passiva UCI

Da quanto sin qui esposto consegue che la legittimazione passiva sostanziale dell’UCI va esclusa in sei casi:

(a) sinistro cagionato da veicoli immatricolati in stati esteri, il cui utilizzatore abbia provveduto a stipulare in Italia l’ordinaria assicurazione della responsabilità civile [17](in questo caso è obbligata al risarcimento l’impresa che ha stipulato il contratto di assicurazione della r.c.a.);

(b) sinistro causato da veicolo circolante con targa falsa o non pertinente, anche se relativa ad un Paese dell’UE od aderente alla convenzione interbureaux (in questo caso è obbligata al risarcimento l’impresa designata per conto del Fondo di garanzia vittime della strada);

(c) sinistro causato da veicolo immatricolato in uno Stato non aderente all’UE, né al sistema dell’assicurazione virtuale, né al sistema della carta verde, che sia privo di polizza di frontiera (in questo caso è obbligata al risarcimento l’impresa designata per conto del Fondo di garanzia vittime della strada);

(d) sinistro causato da veicolo immatricolato in uno Stato aderente al sistema della «carta verde» ma non aderente allo spazio economico europeo, ma privo di quest’ultima (in questo caso è obbligata al risarcimento l’impresa designata per conto del Fondo di garanzia vittime della strada);

(e) sinistro causato da veicolo appartenente a forze armate straniere presenti in Italia in forza di trattati internazionali (targa «AFI») (in questo caso, a seconda che il veicolo sia o meno coperto da assicurazione stipulata in Italia, risponderà l’assicuratore italiano, il ministero della difesa nel caso di danni causati da veicoli di truppe NATO, o l’impresa designata per conto del fondo di garanzia vittime della strada nel caso di danni provocati da veicoli appartenenti a truppe non NATO, salva diversa previsione del trattato che ne consente la presenza sul suolo nazionale);

(f) sinistro causato da veicolo con targa straniera, ma circolante prohibente domino, ai sensi dell’art. 122, comma 3, cod. ass.

5.4 Il massimale catastrofale e il limite risarcitorio dell’U.C.I.

L’art. 125, comma 5, dispone che “nell’ipotesi di cui al comma 3, lettera c), l’Ufficio centrale italiano provvede alla liquidazione dei danni, garantendone il pagamento agli aventi diritto, nei limiti dei massimali minimi di legge o, se maggiori, di quelli eventualmente previsti dalla polizza di

assicurazione alla quale si riferisce la carta verde. Nelle ipotesi di cui al comma 3, lettera b), ed in quelle di cui al comma 4, l’Ufficio centrale italiano provvede alla liquidazione dei danni cagionati in Italia, garantendone il pagamento agli aventi diritto nei limiti dei massimali minimi di legge o, se maggiori, di quelli eventualmente previsti dalla polizza di assicurazione”.

La garanzia prestata ha dunque un primo limite, “istituzionale” pari a quello previsto dalla normativa nazionale al momento del sinistro, ma è sempre salva (come limite eventuale e convenzionale) la facoltà di chiedere le maggiori somme capienti nella riserva patrimoniale, prevista eventualmente dalla polizza di assicurazione del veicolo responsabile, alla quale si riferisce la carta verde[18].

Ne consegue che:

  • se la compagnia straniera garantisce un massimale inferiore rispetto a quello previsto dalla normativa italiana o europea, l’UCI sarà comunque obbligato a risarcire il danno nella misura del massimale minimo previsto dal nostro ordinamento; il Giudice può rilevare d’ufficio il massimale garantito dal bureau italiano;
  •  se la compagnia straniera garantisce un massimale superiore rispetto a quello previsto dalla normativa italiana o europea, l’UCI è obbligato per l’intero massimale garantito dalla compagnia straniera anche se superiore a quello minimo previsto dalla legge italiana; spetta al danneggiato dimostrare che il massimale estero è maggiore di quello previsto dall’ordinamento interno[19].

Nel sistema risarcitorio ordinario, per quanto concerne l’onere della prova, è pacifico in giurisprudenza che nella controversia tra l’assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli ed il terzo danneggiato, l’onere di provare la misura del massimale assicurato grava sul primo; tale prova, tuttavia, può essere data sia attraverso la produzione in giudizio della polizza, sia attraverso l’esibizione di altri documenti, dai quali sia desumibile il contenuto del contratto (Cass. civ., Sez. III, Sent. 28/09/2012, n. 16541).

Tale principio non trova applicazione nei confronti dell’UCI, in quanto non è una compagnia di assicurazione e non emette una polizza assicurativa propria.

Ne consegue che l’UCI non è gravato dall’onere di provare la limitazione del massimale, spettando al soggetto leso, ai sensi dell’art. 2697 codice civile, il compito processuale di provare gli atti costitutivi della sua maggiore pretesa creditoria attinenti al rapporto assicurativo estero (Cass. civ., Sez. III, Sent. 25 settembre 2009, n. 20667; Cass. Civ., 18 aprile 2007, n. 9243; Cass. Civ., 3 ottobre 2005 n. 19305).

5.5. Il litisconsorzio necessario ai sensi dell’art. 140 cod.ass.

L’art. 140 cod.ass. conferma il principio della par condicio tra i danneggiati e, pertanto, in caso di incapienza del massimale, i diritti dei singoli debbono essere proporzionalmente ridotti fino alla concorrenza delle somme assicurate.

Il comma 4, inoltre, prevede che “nei giudizi promossi fra l’impresa di assicurazione e le persone danneggiate sussiste litisconsorzio necessario, applicandosi l’art. 102 del codice di procedura civile. L’impresa di assicurazione può effettuare il deposito di una somma, nei limiti del massimale, con effetto liberatorio nei confronti di tutte le persone aventi diritto al risarcimento, se il deposito è irrevocabile e vincolato a favore di tutti i danneggiati”. Da ciò consegue l’opponibilità a tutti i

danneggiati della liquidazione a favore dell’attore, con conseguente salvaguardia del principio della ripartizione proporzionale del massimale.

Se la sentenza è emessa a contraddittorio non integro, deve considerarsi inutiliter data[20].

5.6. Il valore probatorio del modulo CAI sottoscritto dallo straniero.

Il valore probatorio del CAI è da tempo al centro di numerosi contrasti, che sono stati in parte risolti da alcuni interventi chiarificatori della Suprema Corte.

Al riguardo, l’art. 143 comma 2 cod.ass. prevede che “quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso”.

Secondo un orientamento giurisprudenziale, il modulo CAI ha il valore di una presunzione semplice rimesso al libero apprezzamento del Giudice, alla stessa stregua delle dichiarazioni confessorie rese da un terzo (Cass. civ., sez. III, 2 aprile 2002, n. 4369).

Un altro orientamento ritiene che, in tale ipotesi, vi sono due presunzioni legali: assoluta, tra le parti, che non ammette prova contraria, e l’altra, iuris tantum, nei confronti dell’assicuratore, superabile con la prova contraria (Giudice di Pace di Monza, 20 maggio 2002, n. 829; Cass. Civ., sez. III, 27 febbraio 2004, n. 4007).

Sostanzialmente la Corte riconosceva alle dichiarazioni contenute nel modulo CAI differente valenza probatoria a seconda del soggetto contro cui le stesse venivano utilizzate, con la conseguenza, e il rischio, che il giudizio avrebbe potuto avere esiti differenti a seconda della valenza probatoria attribuita alle dichiarazioni del CAI con riferimento ai diversi soggetti coinvolti.

Le Sezioni Unite sono quindi intervenute con sentenza n. 10311 del 2006 affermando che: “va ritenuto che la dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro (cosiddetto C.I.D.), resa dal responsabile del danno, proprietario del veicolo assicurato, e – come detto – litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confitente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione la norma di cui all’art. 2733, terzo comma, cod. civ., secondo la quale, in caso di litisconsorzio necessario (nel caso di specie esso sussiste tra il danneggiante-proprietario e l’istituto assicuratore), la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, per l’appunto, liberamente apprezzata dal giudice”.

5.7. La chiamata a manleva dell’Ufficio Centrale Italiano.

Nell’assicurazione per la responsabilità civile, l’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore è ammessa soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge (RCA e legge sulla caccia), mentre in tutti gli altri casi l’assicuratore è obbligato solo nei confronti dell’assicurato a tenerlo indenne da quanto questi debba pagare ad un terzo cui ha provocato un danno, sicché, al di fuori delle eccezioni sopra indicate, soltanto l’assicurato è legittimato ad agire nei confronti dell’assicuratore, e non anche il terzo, nel confronti del quale l’assicuratore non è tenuto per vincolo contrattuale né a titolo di responsabilità aquiliana.(Cass. civ., Sez. III, 20/04/2007, n. 9516)

Al riguardo, diverse pronunce hanno affermato che “[…] la chiamata a manleva dell’U.C.I. non pare rituale, in quanto a norma dell’art 6 L. 990/69 (previgente), l’assicurato straniero e il suo assicuratore

si intendono domiciliati ex lege presso l’U.C.I. ai fini delle controversie afferenti al rapporto di assicurazione o in caso di azione diretta, mentre nella fattispecie è stata proposta una domanda di manleva, la quale avrebbe imposto la citazione diretta del terzo danneggiante straniero secondo le regole generali di cui all’art. 142 c.p.c.” (Trib. Mantova, ord. 13 novembre 2004; Trib. Mantova, 11 maggio 2006, n. 509).

5.8 La rogatoria internazionale

Quando l’UCI, nell’ambito delle difese spiegate, debba ricorrere alla escussione di testi residenti all’estero, soccorre lo strumento processuale della rogatoria internazionale, ossia una richiesta formale all’Autorità giudiziaria straniera di celebrare l’incombente a lei delegato (v. art. 204 cpc).

Tra i Paesi dell’Unione Europea, ad eccezione della Danimarca, vige in materia, il Regolamento (CE) n. 1206/2001 relativo alla cooperazione tra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile e commerciale.

Nel diritto internazionale convenzionale, invece, l’intera materia trova la sua principale fonte di disciplina, nella Convenzione dell’Aja del 1970 sull’assunzione all’estero delle prove in materia civile e commerciale.

6. La rivalsa[21]

L’UCI ha sempre il diritto di recuperare le somme pagate alle vittime di sinistri avvenuti in Italia e causati da veicoli immatricolati all’estero. Esso infatti è un garante legale dell’obbligo gravante sull’assicuratore straniero, e come ogni garante non può essere il destinatario finale del peso dell’obbligazione.

Le azioni recuperatorie dell’UCI possono essere di diverso tipo.

Quando l’UCI abbia risarcito la vittima di un sinistro avvenuto in Italia e causato da veicolo immatricolato all’estero, esso potrà recuperare le somme pagate nei confronti dell’assicuratore (straniero) del responsabile, se questi era regolarmente assicurato (art. 5.1 Convenzione di Rethymno);

L’UCI tuttavia, come si è visto, è tenuto non solo a risarcire le vittime di sinistri avvenuti in Italia, ma è anche tenuto – in virtù della Convenzione che lo lega a tutti gli altri bureaux nazionali – a rivalere questi ultimi delle somme che essi dovessero erogare alle vittime di sinistri, avvenuti nei rispettivi Paesi e causati da veicoli immatricolati in Italia, ma privi di copertura assicurativa.

In questo caso l’art. 126, comma 5, cod. ass., accorda all’UCI l’azione di rivalsa nei confronti del conducente e del proprietario del veicolo.

Tutte e due le ipotesi di rivalsa appena ricordate costituiscono altrettante forme speciali di surrogazione ex art. 1916 c.c.

7. Danni risarcibili da altri enti[22]

I danni prodotti da sinistri causati da veicoli con targa straniera non sempre debbono essere risarciti dall’UCI. Ferma restando ovviamente la legittimazione sostanziale del conducente e del proprietario del mezzo, i suddetti danni talora debbono essere risarciti da enti diversi dall’UCI, e segnatamente:

(a) dall’assicuratore italiano col quale è stata stipulata in Italia una ordinaria assicurazione della r.c.a.;

(b) dal Fondo di garanzia per le vittime della strada (per il tramite dell’impresa designata) in due casi:

(b1) quando il sinistro è stato causato da un veicolo con targa estera falsa o non pertinente;

(b2) quando il sinistro è stato causato da un veicolo con targa straniera circolante prohibente domino, ai sensi dell’art. 122, comma 3, cod. ass., e il danno sia avvenuto dopo la denuncia di sottrazione del mezzo.


[1] Il Consiglio dei Bureaux è un’organizzazione che si occupa del coordinamento delle attività dei vari Uffici nazionali di assicurazione istituiti nei Paesi membri del Sistema della carta verde.

[2] Dati reperiti dal sito ufficiale dell’UCI ( ucimi.it )

[3] Si ricorda che un numero considerevole di imprese estere è autorizzato dall’Ivass ad operare in Italia nel ramo r.c. auto: in questo caso la gestione del servizio liquidativo avviene secondo le norme che regolano la responsabilità civile auto.

[4] Cfr. sito ufficiale UCI  (ucimi.it)

[5] Cfr. “Il risarcimento del danno nella circolazione internazionale di veicoli e natanti”, di S. Lovetti, F. Martini, Casa Editrice La Tribuna, 2010, pp. 15-16.

[6] Dati reperiti dal sito ufficiale dell’UCI (ucimi.it).

[7] L’art. 126 comma 2 lett. a) cod. ass. demanda la disciplina di tale polizza ad apposito regolamento adottato, su proposta dell’IVASS, dal Ministro dello Sviluppo Economico.

[8] Trib. Roma, 26 gennaio 2002, in Giur. romana, 2002, p. 94.

[9] Cfr. “La domanda nei confronti dell’assicurazione del danneggiante”, su www.studiocataldi.it.

[10]In ordine al disposto dell’art. 145 c.d.a., nella parte in cui impone l’onere di conformazione della previa richiesta risarcitoria ai contenuti fissati dall’art. 148 c.d.a., il giudice delle leggi ha avuto modo di esprimersi, escludendo un vulnus, sul piano sostanziale e processuale, al diritto di difesa del danneggiato: le prescrizioni formali a carico del richiedente realizzano l’esigenza di rafforzare (e non già indebolire) le possibilità di tutela offerte al danneggiato, attraverso il raccordo con l’obbligo di cooperazione imposto all’assicuratore e, con la concreta praticabilità di una offerta congrua, meglio realizzabile (e non pretestuosamente eludibile) proprio in ragione della specificità di contenuto dell’istanza risarcitoria, così assicurando, in ultima analisi, una anticipata e satisfattiva tutela del danneggiato già nella fase stragiudiziale (Corte Cost., 03/05/2012, n. 111)” così Cass. civ., sez. III, sent. n. 18940, 31 luglio 2017.

[11] Trib. Napoli, sez. IV, sent.  29 luglio 2019.  

[12] Cass., ordinanza n. 16477, 5 luglio 2017; Cass. Civ., sez. III, 13/2/2019 n. 4147

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[13] cfr. “Il diritto delle assicurazioni”, di M. Rossetti, Vol. III, Cedam, 2013, pp. 494-495.

[14] CAMPEIS e DE PAULI, Il diritto internazionale della circolazione stradale, Milano, 1997, 297. Si badi tuttavia che il citato art. 9 della Convenzione rientra tra le norme cui i singoli bureaux nazionali possono derogare nei reciproci accordi bilaterali.

[15] v. “Il diritto delle assicurazioni”, di M. Rossetti, Vol. III, Cedam, 2013, pp. 496-498.

[16] Così Corte giust. CE 21.6.1984, in causa 116/83, in Raccolta, 1984, 2481.

[17] Cass., sez. III, 23.5.1997, n. 4606, in Giust. civ., 1997, I, 2111.

[18] v. “Sinistri stradali con veicolo straniero”, di F. Pintucci, A. Villa, Giuffrè, 2011, p.20. 

[19] Al riguardo si precisa che l’onere della relativa prova grava sul danneggiato ma non può ritenersi assolto per il solo fatto che nella polizza stipulata all’estero manchi l’indicazione di qualsiasi massimale (Cass. civ. Sez. III Sent., 25/09/2009, n. 20667)

[20] Cfr. “Il diritto delle assicurazioni”, di M. Rossetti, Vol. III, Cedam, 2013, pp. 361-362.

[21] Paragrafo tratto da “Il diritto delle assicurazioni”, di M. Rossetti, Vol. III, Cedam, 2013, pp. 505-506

[22] v.  “Il diritto delle assicurazioni”, di M. Rossetti, Vol. III, Cedam, 2013, pp. 506.

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